Alice nel paese della mammitudine

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Quella di oggi è una storia molto importante per me, perché, mi è arrivata dalla rete. Alice(nome di fantasia) ha letto della mia rubrica e mi ha inviato questa mail. Ho deciso di lasciare quasi completamente la parola a lei, affinché, possiate comprendere la sua storia e il suo dolore, dal quale, piano, piano sta uscendo.

Benvenuti nel mondo di Alice.

Ciao, sono Alice e ho tre bimbi. Ho sempre voluto avere una famiglia numerosa, fin da bambina e niente mi ha mai fatto cambiare idea. Io e mio marito viviamo lontano dalle famiglie d’origine, ma il fatto di non avere aiuti non ci ha mai fermato. Per raccontare la mia storia devo partire da molto tempo fa. Quindici anni fa, quando sono andata a vivere in Romagna insieme al mio futuro marito. I miei genitori non erano d’accordo e per circa un anno mi han chiamato ogni sera chiedendomi di tornare. Amavo i miei genitori, ma anche mio marito, perciò vivevo con enormi sensi di colpa. Il giorno del mio ventunesimo compleanno mia madre mi regala una mastoplastica riduttiva. Si così di punto in bianco! Ha fatto tutto lei. Ma in effetti il mio seno era proprio grande e anche bruttarello e non avrei mai osato deludere ancora una volta mia madre,  così mi opero. Dieci anni dopo ho la mia prima figlia. Il latte esce spremendo il capezzolo ma lei sembra essere troppo debole per succhiare. Uso la tiralatte per sei mesi. La mia routine diurna e notturna era: svegliare la bimba, cambiarla, attaccarla al seno venti minuti a destra e venti a sinistra, darle il biberon, tenerla sollevata venti minuti, metterla nel lettino. Tira il latte venti minuti a destra e venti minuti a sinistra. Dormi venti minuti ed è già ora di ricominciare! Ma per la mia bimba questo ed altro!

Le parole di Alice mi inondano di emozione, mi rattristano e mi fanno rabbia, perché, sembra quasi che lei non esista, prima la mamma, poi il suo piccolo, come se lei fosse un fantasma energetico da cui prendere energia. Abbiamo avuto anche altri scambi ed è stata lei a preferire l’anonimato, non vuole che la sua vita sia ulteriormente invasa. Rispetto la sua scelta e le ripasso la parola.
Quando dopo ventisei mesi nasce Davide il problema è lo stesso. Chiamo la Leche League chiedendo se forse è l’operazione ad avere compromesso la possibilità di allattare, ma dicono che è impossibile. Se il latte esce con la tiralatte, deve uscire anche con il bimbo. Controllano l’attacco, il frenulo è tutto bene. Eppure sento che Davide non mangia abbastanza. Avendo ancora Giulia piccola in casa, non riesco ad usare con costanza la tiralatte e decido di seguire il mio istinto. Davide passa all’artificiale a 4 mesi.  Con il passare del tempo conosco delle consulenti, leggo su internet e tutte ripetono come un mantra che tutte le donne possono allattare, che sicuramente non sono stata seguita bene, che ho privato mio figlio del bene più prezioso. Che se solo fossi stata supportata meglio, sarei riuscita nel mio intento.

La sensazione di dolore e frustrazione di Alice è la stessa di tante altre mamme e anche lei come le altre ha la stessa sensazione di parlare ad un muro di gomma e non a delle persone, quando si rivolge a delle consulenti. Non voglio, tuttavia, polemizzare, non è questo lo scopo di queste storie, mi auguro sempre di incontrare una mamma che abbia avuto una esperienza felice, nel frattempo ripasso la parola ad Alice.

Chissà se il desiderio di avere un altro figlio è nato anche dalla mia voglia di riscatto, ma questa volta ero decisa a riuscire, costi quel che costi. Da subito mi sono fatta seguire da consulenti che mi controllavano l’attacco, spesso sono venute da me durante la poppata. Dicevano che era tutto perfetto eppure Elia non cresceva. Ho usato la tiralatte due mesi poi su loro consiglio l’ho smessa perché “il pigrone deve ciucciare da solo“. Ma Elia dimagriva. Le consulenti non si spiegano il perché. Paventano un ‘infezione alle vie urinarie, ma mi dicono di rivolgermi ad una consulente Ibclc. Vado da lei una volta alla settimana e ci sentiamo quotidianamente, ma Elia perde sempre peso. A volte prende sessanta grammi, ma poi ne perde cento. La consulente dice di non farmi prendere dall’emotività e continuare, che ogni goccia di latte materno è meglio di qualunque biberon. Intanto litigo con mio marito ed anche con i miei genitori preoccupati per Elia che è visibilmente sottopeso e per me, che non penso ad altro e piango ogni giorno. Tutto questo va avanti qualche settimana fino a che un mattina mentre lo cambio sento al telegiornale la notizia di un bimbo di sette anni deceduto per un’otite. I genitori si erano affidati ad un medico omeopata incompetente. Guardo Elia. Guance scavate, costole in vista, cosce che stanno tra il mio pollice ed indice. Lo peso. Cento grammi in meno in una settimana. Chiamo la consulente, mi dice che ci può stare, la settimana prima ha preso un etto. La ringrazio, riattacco e vado a preparargli un biberon di latte artificiale. E inizio con quello tra le lacrime. Per molto tempo gli do da mangiare solo in casa, perché, mi vergogno a farmi vedere con il biberon in mano. Poi un po’ alla volta me ne faccio una ragione. Ho fatto il possibile. Più del possibile. Cerco di fare pace con il mio bimbo e con me stessa e dimostrare al mondo che i miei figli sono nutriti di amore ogni giorno.

Grazie di avermi dato questa opportunità. Ho sbrodolato un sacco di malessere, ma mi rendo conto che mi ha fatto davvero bene mettere le cose per iscritto. Un bacio!

Non vi nascondo che la storia di Alice mi ha procurato delle lacrime, come è possibile che le altre mamme non capiscano il dolore, mi chiedo nella rabbia, ma poi penso che probabilmente loro stesse ne sono vittima. Non c’è spiegazione. Non voglio credere che una donna serena ed in pace con se stessa sia in grado di tanta acredine. Mi viene in mente una serie di commenti postati sulla mia pagina, in cui mi si accusa di leggerezza e si punta il dito contro chi usa facilmente il biberon. Io vorrei dire a queste mamme, pensate ad Alice e pensate alla sua vergogna nell’utilizzo del biberon, pensate anche a Mariacarla che per fortuna ha vissuto più serenamente la situazione ed in fine, pensate a voi stesse e a ciò che desiderate per voi e regalatelo alle altre mamme. Io non posso che essere onorata e grata per la fiducia che Alice ha avuto in me senza conoscermi se non dai miei scritti e a te mamma che leggi, non vergognarti mai perchè solo tu sai cosa hai provato e se hai bisogno io sono qui. Alla prossima!

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