Anoressia quel vortice che ti divora dentro

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La prima volta che ho incontrato una persona affetta da disturbi alimentari ero timorosa, conoscevo la patologia, l’avevo studiata, sviscerata, toccata con mano, ma ancora non mi ero fatta le ossa sul campo in prima persona. Era, inoltre, anche la prima volta che lavoravo a domicilio e sapevo che non sarebbe stato facile andare sul luogo del misfatto. Presi, tuttavia, la mia borsa e il mio blocco degli appunti e m’incamminai. Ricordo che era una giornata fredda, ma io stranamente sentivo caldo, il mio passo era veloce, la mia testa piena di pensieri e in poco tempo arrivai sul luogo. Entrata in casa mi accolse la madre della paziente, una signora diffidente, che subito iniziò a elencarmi il suo calvario degli ultimi cinque anni, poco dopo la ragazza entrò e fu lì che mi resi conto, sebbene lo sapessi già, che volevo a tutti i costi occuparmi di persone che soffrono di questa patologia. Il cibo è amore per la vita, è il nostro primo bisogno, quello che ci fa andare avanti, crescere, calpestare il mondo, ma sempre più nelle persone diventa un nemico, un incubo, qualcosa da cui fuggire. Rimasta sola con la ragazza, iniziammo a parlare dei suoi interessi, di cosa le piaceva e all’improvviso m’interruppe e mi chiese come mai non le domandassi della malattia. La guardai, le feci una carezza e le dissi che lei non era la sua malattia, lei era una persona e da li dovevamo iniziare se volevamo uscirne. La spiazzai, ma forse, proprio il mio interesse nei suoi confronti e l’apparente noncuranza nei riguardi dell’anoressia, costituirono il ponte che ci permise di andare avanti. Identificarsi con il problema è quello che non dovremmo fare, ma ovviamente questo non è semplice, qualsiasi patologia sembra che s’impossessi di noi e delle nostre energie e ci vuole coraggio ad affrontarlo, ad attraversarlo. Molte volte abbiamo paura, di non riuscire, di non farcela, ma è da questa che dobbiamo prendere la forza. Sembra strano, ma è così, la paura molte volte deve essere lo stimolo per affrontare il mondo, il recupero delle nostre fragilità, la nostra essenza umana non devono essere il limite, ma la forza per affrontare il mondo e le sue avversità. Solo comprendendo che siamo umani, fragili e con dei limiti, sposteremo la prospettiva del mondo da una concezione di perfezione e di forza smisurata, per concentrarci sui nostri punti deboli, le nostre zone d’ombra e la nostra umanità. Il giorno in cui ci riusciremo, saremo in grado di vivere serenamente. Alla prossima …

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