Disturbo da alimentazione incontrollata: cos’è e come riconoscerla

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Quando si parla di disturbi alimentari e nutrizionali siamo abituati a pensare quasi esclusivamente all’anoressia e alla bulimia. In realtà ci sono anche altri disturbi, oggi vi parlerò del disturbo da alimentazione incontrollata. Questo disturbo è simile alla bulimia poiché è caratterizzato anche’esso da abbuffate, differentemente dalla bulimia, però, il disturbo da alimentazione incontrollata non è caratterizzato dal vomito. Le persone che soffrono di questa patologia, infatti, sono in sovrappeso, oppure, obese e pur provando a seguire un percorso alimentare volto al dimagrimento non riescono a portarlo a termine. La loro sofferenza psichica quindi è davvero notevole e spesso sfocia nella depressione. Accanto al disagio psichico, chi soffre di disturbo da alimentazione incontrollata, o binge-eating, soffre anche di tutti quei disturbi legati all’obesità, quindi ipertensionedislipidemie, diabete, problemi muscolo-scheletrici, alterazioni ormonali, disfunzioni sessuali, difficoltà cardio-respiratorie. Al pari della bulimia, l’origine del disturbo da alimentazione incontrollata è complesso e in parte riconducibile a una predisposizione genetica. Accanto ai fattori genetici si sommano fattori personali, familiari e sociali. Nei soggetti affetti da questa patologia, inoltre, si possono riscontrare alterazioni ormonali e disfunzioni nella secrezione dei neurotrasmettitori responsabili del senso di fame e di sazietà a livello cerebrale e  gastroenterico con particolare riferimento alla leptina e alla grelina, nonché disturbi del sonno.

Quali sono i sintomi del binge-eating disorder?

La presenza di abbuffate ricorrenti  almeno una volta alla settimana per almeno tre mesi, costituite da un’ingestione compulsiva di enormi quantità di cibo in tempi relativamente brevi e non connessi ad una reale sensazione di fame e l’impossibilità di seguire diete ipocaloriche, nonostante un reale desiderio di perdere peso, sono segnali indiscutibili della presenza di questo disturbo alimentare. Al pari della bulimia, anche in questo caso le abbuffate sono consumate in solitudine e ad esse sono associate la sensazione di perdita di controllo sulle quantità di cibo assunto e terminano solo in relazione ad una sensazione di pienezza eccessiva e sgradevole. C’è da dire, inoltre, che nel disturbo da alimentazione incontrollata manca il comportamento compensatorio, caratterizzato in genere dal vomito, per cui   alle abbuffate segue immediatamente sia il malessere fisico sia il disagio psicologico. La persona avverte un forte senso di frustrazione ed un grave disgusto nei confronti di se stessa con conseguente riduzione dell’autostima.

Come affrontare il disturbo da binge-eating ?

Affrontare il disturbo da binge-eating implica l’utilizzo di un approccio multidisciplinare, basato sul coinvolgimento coordinato di varie figure, tra cui medici, nutrizionisti e psicologi per  gestire i disturbi organici, valutare un piano alimentare adeguato alla consistente perdita di peso necessaria e psicologici per correggere i modelli mentali e comportamentali tipici del disturbo. La collaborazione tra tali figure assicura al paziente buone probabilità di ottenere un recupero efficace, sicuro e duraturo.

Ci sono, inoltre, situazioni particolarmente gravi, dovuti  alla necessità di ottenere un calo di peso rapido, ad esempio in pazienti con disfunzioni organiche quali disturbi cardiocircolatori e/o diabete, o ancora dati dall’impossibilità di seguire strategie alimentari  conducibili al dimagrimento. In dette situazioni  è possibile valutare l’assunzione di farmaci che riducono la sensazione di fame, oppure l’assorbimento dei nutrienti, nonché  il ricorso a interventi che interferiscono con l’assunzione di cibo o con la sua assimilazione. Nel caso in cui si opti per l’intervento, c’è la possibilità di scegliere sia soluzioni temporanee come l’inserimento del “palloncino” nello stomaco o il bendaggio gastrico, il cui fine è aumentare il senso di sazietà e  limitare l’introduzione di cibo sia soluzioni più invasive, ma definitive, quali la chirurgia bariatrica. Tengo a precisare, però, che queste ultime sono soluzioni non sempre praticabili,  caratterizzate da rischi e possibili complicanze e alle quali è possibile sottoporsi, ESCLUSIVAMENTE, previo protocollo medico-psicologico. In tutti quei casi in cui il medico chirurgo non invia la persona presso professionisti del settore che lo aiutino a diagnosticare disagi di natura organica e/o psicologica, che sconsiglino il sottoporsi a tale trattamento, è opportuno decidere di andare da un altro professionista. Alla prossima!

 

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