Come gestire i capricci dei bambini in base alla loro età

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Quando si parla di capricci si tende a pensare a quelli dei bambini e soprattutto si tende a pensare che siano comportamenti che non hanno una causa reale. La realtà invece è ben diversa, i capricci sono l’espressione di un disagio ed è il modo con cui i bambini lo esprimono.Basti pensare al bambino assonnato che inizia a piangere, in quel momento sta soltanto dicendo che vuole dormire. C’è anche da dire che troppe volte non conduciamo una vita adatta ai bambini, pretendiamo che questi si adattino alle nostre esigenze e ai nostri orari, quando dovrebbe essere assolutamente il contrario. Non esistono bambini capricciosi, ci sono situazioni reiterate nel tempo che accrescono la rabbia nei bambini e ne inducono un comportamento definibile come capriccioso. Questi comportamenti, che cambiano, al cambiare dell’età dei nostri figli hanno un comune denominatore, l’ascolto. I nostri figli vogliono essere ascoltati, quando ne hanno bisogno però, non quando ne abbiamo voglia. potremmo tranquillamente dire che i capricci dei bambini dai 0 ai 14 anni cambiano in funzione delle loro esigenze differenti.

Vediamo insieme in dettaglio quali sono i capricci e come risolverli in base alla fascia d’età cui appartengono i nostri figli.

Da 0 a 2 anni i bambini utilizzano il pianto per avere attenzione da parte del genitore che, però, in genere, un po’ per la fretta, un po’ per la mancanza di strumenti, tende a minimizzare e soprattutto ad alzare la voce per essere ascoltato. Questo comportamento genitoriale,  che può dare delle soluzioni sul momento e in realtà non sempre, col trascorrere del tempo, non fa  altro che accrescere la rabbia nei bambini. Le urla e le proibizioni che i genitori tendono ad utilizzare per farsi ascoltare diventeranno sempre più forti e più dure, perché sono presi dalla stanchezza ma porteranno a dei figli  sempre più irascibili.

A partire dai 2 anni fino ai 4 c’è una fase importante che caratterizza il comportamento del bambino. Qual è questa fase tanto odiata dai genitori? Semplice è il dire  “no” da parte dei bambini alle loro richieste. Alcuni genitori addirittura ipotizzano che i loro figli usino quei comportamenti per farli arrabbiare. In realtà questa modalità comportamentale non appartiene assolutamente ai bambini. I bambini che dicono no stanno semplicemente sviluppando la propria personalità. Il problema nasce il più delle volte dal fatto che i genitori si rendono conto che i loro piccoli non sono più a loro immagine e somiglianza. Iniziano a strutturare la propria personalità e questa spesso si discosta da quella del genitore.

Il periodo che va dai 2 ai 5 anni è fondamentale per insegnare al bambino a rispondere alle avversità e soprattutto ad instaurare con il genitore le basi per un rapporto proficuo che li porterà ad essere complici con le dovute distanze fino all’adolescenza. In genere i bambini fino ai 2 anni, come dicevo prima, tendono a piangere ed urlare per farsi ascoltare. I genitori, presi dall’ansia iniziano ad urlare anche loro e si crea un circolo vizioso. Questa fase è molto delicata e ci vuole una grandissima pazienza affinché il genitore riesca a risolvere il conflitto del bambino senza alzare la voce. E’ il genitore che deve insegnare al bimbo a non urlare. Purtroppo mi rendo conto che non è facile, i genitori spesso lavorano, vanno di corsa ma dovrebbero capire che è il momento di rallentare e di ascoltare il proprio piccolo. Con autorevolezza accompagnata da ascolto i genitori possono dimostrare al bambino che comprendono il suo stato, che accolgono le sue emozioni e che possono trovare insieme una soluzione. Bisogna parlare ma soprattutto ascoltare molto i nostri piccoli. Solo in questo modo gli episodi definibili come capricciosi diventeranno un ricordo.

La fase che va dai 5 ai 10 anni e che corrisponde all’ingresso alle elementari è un altro step molto importante. Il bambino termina la sua fase egocentrica e quindi può imparare a relazionarsi con gli altri senza sentirsi il centro del mondo. Ancora una volta i genitori hanno un ruolo fondamentale in questa fase. E’ importante, innanzitutto, che i genitori si siano lasciati alle spalle la loro infanzia e magari qualche brutto ricordo, soprattutto legato a degli eventi spiacevoli che possono essere accaduti loro in quell’età. E’, inoltre, molto importante che i genitori insegnino al piccolo ad imparare ad ascoltare gli altri e a comprendere le loro emozioni. Un bambino empatico riuscirà a relazionarsi meglio con gli altri e riuscirà a risolvere al meglio gli eventuali conflitti.

Dagli 11 ai 14 anni ci troviamo ancora incontro ad un altro step, l’adolescenza. Tutto quello che è avvenuto sino ad allora avrà contribuito a cementare le fondamenta che portano il bambino, ormai adolescente, ad affrontare la vita. Ricordiamoci che questa fase è forse la più delicata di tutte, anche se in un certo senso possiamo ricondurla a quella dei due anni. E’ un’età di transizione e di formazione. Il nostro piccolo non è più un bambino ma non è neanche un adulto. A volte un comportamento che possa essere definito capriccioso, o peggio aggressivo è dovuto al fatto che il nostro bambino ha delle emozioni per certi versi ancora infantili, rinchiuse in un corpo quasi adulto. L’immagine corporea in questa fase ha una notevole importanza, le dimensioni degli organi genitali per i maschietti e del seno per le femminucce può essere argomento di scontro con i genitori. Bisogna ricordare che il più delle volte quello che i nostri piccoli vedono allo specchio non è quello che vediamo noi e spesso non corrisponde al vero. Ancora una volta l’ascolto da parte del genitore gioca un ruolo importantissimo. L’ascolto è la parte fondante per tutte le fasi di crescita dei nostri figli. La calma, l’empatia, sono gli elementi che permetteranno ai nostri piccoli una crescita serena. Le urla, le proibizioni e soprattutto i ricatti sono gli elementi che indurranno invece delle rotture che potrebbero reiterarsi lungo la crescita dei nostri piccoli.

Cosa possiamo fare per arginare e col tempo estinguere questi comportamenti?

Ascoltare, ascoltare ed ancora ascoltare, questo è l’unico strumento che abbiamo per arginare i capricci sul nascere, fateci caso noi tendiamo a rimandare sempre, ma voi come vi sentireste se ad ogni richiesta doveste aspettare? Non vi arrabbiereste? Perché allora i nostri bambini non dovrebbero arrabbiarsi? Non hanno forse anche loro dei sentimenti e una personalità? Impariamo a rispettare le loro emozioni e tutto andrà meglio, alla prossima!

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