Marica: come sono riuscita ad avere un buon rapporto con il figlio del mio compagno

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Oggi vi racconto la storia di Marica, una donna che ha avuto una lunga relazione con un uomo separato. Quest’uomo all’epoca aveva un figlio di circa quattro anni. Lei ha cercato, attraverso la sua dolcezza e la sua maturità, di andare incontro a quel piccolo ed oggi, a distanza di tempo e sebbene, la storia fra lei e suo padre non esista più, ha mantenuto un buon legame.

Benvenute nel mondo di Marica

Conobbi Giulio circa venti anni fa per motivi di lavoro. Era il proprietario di una palestra dove andai a fare un colloquio di lavoro. Siamo stati insieme sette anni ma ci siamo lasciati una decina di anni fa. Lui molto più grande di me. Quando ho iniziato a lavorare per lui avevo capito che il suo matrimonio era il crisi. Negli ambienti di lavoro i pettegolezzi girano veloci. La nostra storia però è iniziata circa un anno e mezzo dopo che lavoravamo insieme. Giustamente stava cercando il modo meno traumatico per staccarsi dalla famiglia, non dalla moglie, ovvio, ma dal figlio, molto piccolo. Lui aveva ed ha un solo figlio. A quel tempo il bambino aveva circa quattro anni. Il figlio lo conoscevo da prima che iniziasse la nostra storia. Veniva in palestra.

Chiedo a Marica di raccontarmi come si è relazionata con il figlio del suo compagno

Il bambino non aveva nulla contro di me, non posso dire che non mi accettasse, semplicemente non mi riconosceva, giustamente, il ruolo di madre. Pertanto era anche molto difficile, non dico educarlo, ma fargli rispettare le regole che ci sono all’interno di una famiglia e/o nella società, ma non erano sue le colpe. Erano della madre che, non accettando la fine del suo matrimonio, non solo lo viziava e gli consentiva di fare tutto ciò che voleva diseducandolo, ma lo metteva contro il padre. Usava il figlio come arma di ricatto.

Trovo questo racconto molto bello e sereno, la grande lucidità di Marica di discernere il suo ruolo da quello di una madre. Molte volte questo è l’errore che si compie, anche in buona fede, ma i bambini sono piccoli e non accettano. Altre volte, inoltre, le nuove compagne non hanno neanche la lucidità di comprendere che un comportamento sbagliato di un bambino piccolo, possa semplicemente essere l’espressione di un disagio e la manipolazione di un adulto.

Cosa hai fatto per avere un buon rapporto con il piccolo?

Sono semplicemente rimasta ferma sui miei comportamenti. Non sgridandolo o maltrattandolo se mi faceva le cose per dispetto o se era maleducato. Ho sempre pensato che con il tempo avrebbe capito. C’è voluta tanta pazienza. Penso però che ne sia valsa la pena. Oggi lo vedo davvero molto poco ma ha un grande rispetto della mia persona.

Come hai vissuto tutto ciò?

Ci rimanevo male, ovvio, ma alla fine ero anche molto giovane, quindi non dico che me ne fregavo, ma avevo la capacità di buttare tutto dietro le spalle. E’ stata comunque una esperienza che mi ha formata e mi ha fatta crescere in fretta. Non ne ho mai parlato con nessuno delle problematiche che avevo con il bambino. Nemmeno con il padre che comunque penso se ne rendesse conto. Mi sembrava di gravarlo di un ulteriore problema.Sono una persona non dico chiusa ma molto riservata. Non riesco facilmente ad esternare emozioni e sentimenti.

Chiedo a Marica se avesse pensato di seguire un percorso di sostegno e mi dice:- Non ho seguito alcun percorso di sostegno, perché, pur rimanendo male o essendo ferita qualche volta, ne capivo le motivazioni e riuscivo da sola ad affrontare e superare determinati momenti. Un percorso d’aiuto comunque lo consiglio a chiunque. E’ triste dirlo ma penso che un consiglio sincero lo puoi avere soltanto pagando. La gente è menefreghista, non ascolta né dà consigli sinceri. Cerca sempre il suo tornaconto. Però posso dirti che un percorso lo avrei consigliato di sicuro alla madre del bambino, non al mio compagno. Le donne sanno diventare squallide in determinate situazioni.

Marica mi dice che per fortuna queste difficoltà ci sono state i primi due anni della relazione poi pian piano è tutto rientrato nella norma. Mi dice ancora:- ti dirò di più, oggi ha ancora un grande rispetto per me e di questo ne sono felice!

I nuovi compagni hanno un ruolo delicato e fondamentale nella vita dei figli di questi, soprattutto, quando sono piccoli. Molte volte ho sentito racconti di competizione fra i nuovi compagni e i partner storici e addirittura competizione con i bambini. Questa storia, invece, è un bell’esempio di maturità, che va al di là dell’allora giovane età di Marica. Bisogna ricordare che si smette di essere coppie, ma non si finirà mai di essere genitori. Alla prossima!

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Mi chiamo Rosaria Uglietti, sono psicologa e mamma, qui potrai trovare informazioni utili sul benessere tuo e della tua famiglia.

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