Perché mio figlio non socializza con gli altri bambini?

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Nell’ultimo periodo, complici le notizie di bullismo che ci rincorrono un po’ ovunque, i genitori sono sempre più preoccupati della socialità dei loro figli. Molte volte, infatti, la domanda che mi pongono in studio è:- Mio figlio non socializza, devo preoccuparmi? Può essere vittima di bullismo? Andiamo con ordine.

La socialità del bambino cambia durante la crescita in base alla sua capacità di interagire con gli altri. Cara mamma e caro papà, siete voi i fautori di questa capacità dei vostri figli, grazie al vostro esempio e soprattutto, al vostro aiuto, il piccolo imparerà a socializzare.
Come genitori, siete il primo compagno d’avventura del vostro piccolo e di conseguenza le persone che preferirà a lungo. Le vostre voci, i vostri volti e il contatto con voi saranno fondamentali e sarete proprio voi ad insegnargli a relazionarsi con gli altri e a stare bene anche senza la vostra presenza costante.

In genere i genitori si chiedono quando il loro piccolo inizierà a giocare con gli altri bambini. Ci sono delle tappe fondamentali che attraverserete insieme. Vediamo quali sono.

Il primo anno di vita è caratterizzato dalla capacità di toccare gli oggetti e dall’interazione con i genitori, che di solito sono i suoi primi compagni di gioco. Di conseguenza sarà fisiologico che cercherà voi, anche solo con lo sguardo e che sarà triste quando non ci sarete. Il piccolo starà bene anche con altre persone ma preferirà senza dubbio voi genitori.

Intorno ai 2 anni, inizierà a giocare anche con altre persone che non sarete voi e quindi con altri bambini. La socializzazione, tuttavia, è una competenza, per cui sarà qualcosa che imparerà gradualmente e voi dovrete essere il suo sostegno. Una grossa raccomandazione che mi sento di farvi è questa, i bambini fino a due anni sentono molto il senso del possesso, soprattutto dei propri giochi, non arrabbiatevi e non sentitevi in colpa se non vorrà condividere con altri bambini i suoi giocattoli, soprattutto quelli preferiti.

Tra i 2 e i 3 anni inizierà ad avere degli amici nel senso più simile a quello dell’adulto, però non avrà ancora la capacità di mettersi nei panni degli altri. Ciò significa che quando tenterete di dirgli che un altro bambino è più piccolo e quindi dovrebbe dargli il suo gioco, o ancora che deve stare proprio con quel bimbo che a lui non piace, non sarà in grado di comprendervi. Importante sottolineare che non è un dispetto nei vostri confronti, semplicemente non ha gli strumenti che abbiamo noi adulti per comprendere i sentimenti altrui.

A 3 anni imparerà a condividere e ad avere anche un amico speciale diverso dal proprio genitore. Imparerà a reagire meglio nei confronti degli altri e vorrà sempre più stare con altri bambini.
Molto importante, affinché, queste fasi siano sviluppate il più serenamente possibile è il vostro ruolo genitoriale: insegnategli a vivere insieme agli altri gradualmente. Questo non significa che fino a tre anni il piccolo dovrà vivere solo con voi, anzi la presenza di altri sarà fondamentale. Quello che dovrete fare voi è sostenerlo quando non sarà in grado di interagire con gli altri, quando avrà paura di qualcuno e quando non sarà in grado di condividere il suo gioco preferito. Non abbiate timore o imbarazzo quando piangerà e urlerà perché un altro bambino vorrà il suo gioco, non temete di spiegare all’adulto di riferimento che quello è il suo gioco preferito. Tutto sempre serenamente perché i bambini imparano seguendo il vostro esempio.

A 4 anni il bimbo inizia a cercare la compagnia degli altri bambini. Ha le capacità di interagire e di scambiare i giocattoli ma non aspettatevi che riesca a regalare il proprio giocattolo ad un bambino più piccolo.

A 5 anni il bambino riesce a scegliere il suo amico preferito, accetta le regole.

Dai 6 anni in su e circa fino ai 14 anni la capacità del bambino di interagire con gli altri diventa sempre più matura, i giochi diventano sempre più organizzati e complessi. Riescono tranquillamente a rispettare le regole e i turni.

Possiamo ulteriormente suddividere questo periodo in piccole mini tappe.
Tra i 6 e gli 8 anni il piccolo impara il rispetto dell’altro, riesce a distinguere le varie caratteristiche dei suoi amici e ad avere delle reali relazioni con i suoi amichetti.

Otto anni è una tappa fondamentale, il bambino è in grado di sviluppare a pieno l’empatia che diventa sempre più matura fino ad arrivare ai 10 anni, età nella quale riesce ad avere una certa autonomia di pensiero, si sviluppa il senso della giustizia.

Tra i 10 e i 14 anni il bambino è in grado di stare pienamente con l’altro, di sviluppare e far crescere le proprie amicizie e di interagire sempre più con le persone simili a lui. I gruppi si formeranno seguendo le proprie affinità e attraverso codici ben precisi.

Alcuni genitori mi chiedono anche se ci sia differenza fra i sessi riguardo la socialità, in realtà una reale e sostanziale differenza nella socializzazione avviene  intorno all’adolescenza. L’adolescente continua a forgiare la propria personalità e ad affrancarsi sempre più dai suoi genitori. Questo avviene in varie tappe, più o meno difficili a seconda delle proprie individualità ma questa volta maschi e femmine non seguono lo stesso ritmo.
Il periodo della ribellione avviene per le femmine tra i 12 e i 13 anni e per i maschi tra i 14 e i 15 anni. Questa è l’età del “non voglio”, che possiamo paragonare al “no” dei due anni. Non è un periodo facile perché l’adolescente non è più un bambino ma non è ancora un adulto. Cari genitori ancora una volta il vostro ruolo sarà fondamentale per dare sicurezza ai vostri figli.

Che fare quando il piccolo non socializza?

La parola d’ordine nel caso di asocialità intesa come mancanza di interazione con gli altri è la comprensione. Può accadere che il vostro piccolo per timidezza e/o insicurezza non interagisca con gli altri, che fare?
Il primo passo è non forzare ma aiutare il bambino a sviluppare fiducia ed indipendenza. La mancanza di interazione e/o le errate modalità relazionali dipendono da mancanza di sicurezza e fiducia in se stessi. Essere attenti a rispondere ai bisogni del piccolo è importante, non insistere nelle relazioni è fondamentale. Questo soprattutto se accade con dei familiari e/o amici di famiglia. Il senso di inadeguatezza che può pervadere i genitori di bimbi particolarmente timidi e quindi asociali induce all’insistenza. Questo non farà altro che peggiorare la situazione. I bambini devono sentirsi liberi di poter stare da soli, di non dover abbracciare, salutare, stare insieme a nessuno, tanto meno alla zia che si offende oppure ai nonni. A costoro sarà opportuno spiegare che il bimbo è timido (farlo in assenza del bambino che non dovrà sentirsi giudicato e/o addirittura compiacersi del fatto che si parli di lui acuendo questa sua forma comportamentale). Chiedere la loro alleanza in un processo di fiducia e indipendenza da far sviluppare al proprio piccolo, basato soprattutto sulla comprensione e sul rispetto dei suoi sentimenti. Il gioco è lo strumento migliore perché il piccolo scopra gli altri e sviluppi il proprio intelletto, il tutto sempre gradualmente e connotato da un senso di serenità. I genitori devono mostrarsi fieri del proprio piccolo, congratulandosi con ogni suo piccolo progresso. Alla prossima!

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