Quando la cicogna non arriva, la posta di una mamma psicologa

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Ciao, ho guardato il tuo profilo, scrivi spesso dei cambiamenti durante una gravidanza. Mi chiedevo se avessi mai scritto qualcosa relativo all’incapacità, se così si può definire, di rimanere incinta. Ti seguirò con piacere.

Inizia così il racconto di Mia ( nome di fantasia)

Cara Mia, tra i sentimenti che provano le donne che non riescono a concepire un bambino ritroviamo la solitudine, la vergogna, la rabbia, l’ansia e anche l’invidia. Queste sono, purtroppo, solo alcune delle sfumature del più immenso e confuso senso di dolore e di crollo emotivo che invade chi vive l’esperienza di non riuscire ad avere un bambino. Sono emozioni e sentimenti faticosi, scomodi, in alcuni momenti enormemente invasivi e disturbanti. Sono sicura che ti ritroverai in queste emozioni, c’è, tuttavia, un aspetto fondamentale da distinguere, sterilità e infertilità non sono la stessa cosa. La sterilità è il non poter concepire un bambino, l’infertilità è il non riuscire a portare avanti la gravidanza. Tali difficoltà sfortunatamente costituiscono un problema che vede un vertiginoso aumento, in particolar modo nelle società occidentali. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia circa il 20% delle coppie è colpito da questa problematica. Il dato più allarmante mia cara è che sebbene sia un dato significativo e come dicevo prima in forte aumento, non si evidenzia alcuna attenzione agli aspetti psicologici connessi alla sterilità e alla infertilità. Il personale medico, facci e fateci caso, non presta molta attenzione a questo aspetto e alle parole da utilizzare. Certo è fondamentale e doveroso informare, è allo stesso tempo necessario dare delle risposte, ma è anche opportuno prestare la massima attenzione alle parole che si scelgono per informare e per spiegare. Prova solo per un attimo a riflettere sui termini che tante, troppe volte con eccessiva leggerezza sono usati con chi come te e come le persone e le coppie che chiedono aiuto ai medici in caso di mancata gravidanza, sono usati con molta leggerezza. Ci si dimentica che si sta chiedendo aiuto. Bisogna indubbiamente aiutarvi a concepire un figlio, ma prima di tutto è necessario aiutarvi a comprendere, a non arrendersi alla depressione e soprattutto è necessario un sostegno nel contenere quel senso di vuoto che attanaglia il vostro cuore e che non deve rischiare di estendersi a tutte le dimensioni del vostro vivere.
Il desiderio di diventare genitori origina nell’infanzia, di conseguenza porta con sé una lunga storia e si sviluppa nella progettualità di coppia. Il sogno di un figlio è il frutto di dinamiche complesse che non riguardano solo gli aspetti biologici e genetici di una coppia. Tale desiderio annovera elementi  istintuali e culturali, condizionamenti sociali, fantasie e rappresentazioni della coppia. Il passaggio dal desiderio di un figlio alla ricerca vera e propria  rappresenta l’esito di un processo di crescita in cui la coppia costruisce attivamente uno spazio mentale e affettivo per il bimbo desiderato. Il figlio, che non c’è ancora fisicamente, è già molto presente nelle menti della donna e dell’uomo e nella relazione di coppia. Nel momento in cui tale spazio rimane vuoto perché il figlio non arriva, la coppia inizia a porsi delle domande, a mettersi in discussione ed entra nella fase delle indagini per capire quali siano le ragioni mediche che possano spiegare la mancata gravidanza. Allo stesso tempo la coppia attraversa una fase di incertezza, caratterizzata da timori e speranze. C’è da dire, inoltre, che qualsiasi sia la diagnosi, infertilità o sterilità, che sia attribuibile alla donna, all’uomo o peggio ad entrambi, questa produce una forte sofferenza nella coppia, una crisi di vita che coinvolge sia l’individuo che la coppia. Per molti sembrerà assurdo, ma per una coppia e in particolare per una donna, una diagnosi di infertilità e/o sterilità equivale all’avere un tumore e non scandalizzatevi e fermatevi a pensare. Per molte donne non poter avere un bambino significa sentirsi deficitarie e disprezzate rispetto al mondo femminile fertile. Ed è inutile fingere che non sia vero. Il senso di esclusione che percepiscono e la frustrazione sperimentata ogni volta che qualche amica, collega o anche conoscente rimane incinta con facilità, può condurre ad un sempre maggiore isolamento sociale. Ci si vergogna di sé e ci si vergogna dell’invidia che si scopre di provare per le altre donne. Anzi, a volte l’invidia è ancora più devastante di quanto si possa solo immaginare.
I commenti altrui, le parole di conforto o qualsiasi cosa ci si sente dire, anche senza intenzioni negative, risuonano nelle orecchie e nel cuore come un tormento. Sono molto dolorosi e difficili da tollerare perché è la donna la prima a sentirsi in colpa o a percepire la propria condizione come una sorta di punizione del destino. Diventano momenti difficili anche i normali eventi di vita quotidiana come gli incontri in famiglia o con gli amici, l’invito ad una festa, ad un battesimo oppure ricorrenze come la Festa della Mamma. Ecco, perché, ho deciso proprio oggi di pubblicare questo articolo. Tutto ciò è percepito come un dolore costante e ancestrale e sapete perché? Perché queste situazioni sottolineano, rimarcano e festeggiano esattamente quella che è la ragione del senso di vuoto e tristezza. E la volete scoprire una cosa importante? Anche gli uomini vivono esattamente gli stessi sentimenti, ma lo fanno in maniera più nascosta, più silenziosa. Gli uomini all’inizio sono increduli, scettici e negazionisti. Il dolore è strettamente legato alla sensazione di perdita di controllo sulla propria vita e alla impossibilità di determinare autonomamente il proprio futuro. Scoprire di non riuscire ad avere un bambino porta la coppia in una nuova fase del suo ciclo di vita, la ridefinizione e la ristrutturazione di se stessa. Cambiano gli obiettivi di vita, si mettono in discussione i sogni e la loro realizzazione, si smette di programmare. Molte coppie appaiono come congelate, ferme in un tempo intermedio che stordisce e cambia continuamente direzione. Il rischio più grande è l’estensione di quel senso di perdita e sterilità in tutti gli aspetti della propria vita. Mia cara, fondamentale, ma non di facile progettazione è l’elaborazione del lutto che una diagnosi di sterilità o infertilità comporta. Si rende indispensabile affrontare la depressione, la rabbia e la paura che questo evento determina, in questo modo il legame affettivo non può che rafforzarsi. Il sostenersi vicendevolmente aiuta la coppia ad attraversare questo periodo di incertezza difficile per entrambi.
Quando la coppia riesce a riappropriarsi della propria vita, accettando consapevolmente la situazione di difficoltà procreativa che la caratterizza, potrà allora operare una vera forma di ristrutturazione della propria immagine di sé, cercando i percorsi possibili da intraprendere.
Basilare sarà per voi maturare l’idea che esistono e principalmente sono realizzabili diverse forme di genitorialità, che esistono percorsi alternativi per il raggiungimento del proprio sogno e che le vostre esistenze possono prevedere nel presente e nel futuro altre modalità di espressione di sé e della vostra generatività. Ci sono persone e/o coppie che riescono a gestire l’ondata emotiva causata dalla impossibilità di avere un bambino da sole, riuscendo anche a ristrutturare alcuni aspetti della propria vita e della concezione di sé. Per altre è così doloroso e difficile da rischiare di far fallire il rapporto di coppia o altri progetti di vita importanti ed è a queste che io mi rivolgo, così come mi rivolgo a te che mi hai scritto. Non sentirti sola, non sentitevi soli, parlatene, raccontatevi e se non ci riuscite da soli io posso accompagnarvi nel ritrovare la forza necessaria ad affrontare la situazione. Perché un futuro c’è ancora. Occorre poterlo vedere. Alla prossima!

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