Silvia, perché al mondo servirebbe più spesso caffè

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Questa è una delle interviste più tribolate che abbia mai fatto! Causa  i nostri impegni e la timidezza di Silvia, avevamo pensato di parlare attraverso Messenger, ebbene la cosa ha avuto dei risvolti davvero ironici e a tratti incredibili. Qualche volta lei pensava di avermi risposto, altre io avevo letto qualcosa di diverso e non riuscivamo a venirne fuori. Il risultato è stato questa splendida chiacchierata, molto schietta fatta ad una mamma che sempre più si fa strada nel mondo del life style e dell’arredamento.

Benvenuta nel mondo di Silvia, Il nido delle nuvole.

Silvia mi dice che quando ha scoperto che sarebbe diventata mamma ha provato… Emozione, sai quando si parla di farfalle nello stomaco? Ecco, mi è parso di sentirle. Mai sentite quando mi sono innamorata, era la prima volta che sentivo dentro me rigirarsi tutto.

Silvia è molto dolce quando parla delle sue bambine, mi dice che prendendo la sua prima figlia, Alice era talmente emozionata che temeva di cominciare a tremare e farla cadere.

Questa è una delle paure più inflazionate nelle mamme e della quale anche io non ero esente, con Maya il mio timore più grande era proprio farla cadere a terra. Lei così piccola, fragile e nata prima.

Con la seconda bimba si sentiva già più sicura, come giusto che sia. Utilizzando le sue parole, con Laetitia invece meno paura solo tanta voglia di abbracciarla. In entrambi i casi il parto è avvenuto di notte, e vedendole, prendendole in braccio per la prima volta mi è parso che la stanza si illuminasse improvvisamente a giorno. 

Silvia è una madre molto premurosa e attenta e difatti, teme che questa sua premura possa impedirle di comprendere i bisogni delle sue figlie. In particolare i bisogni di autonomia. 

Silvia dice:- Temo sempre di non riuscire a capire quando le mie piccole sono pronte a crescere un po’ di più e a diventare un po’ più grandi e autonome. Paura di non saperle aiutare a migliorarsi. Ma anche di non saper cogliere i loro bisogni. Un esempio pratico? A volte prima che nascesse la mia prima figlia passavo ore a riflettere se sarei stata in grado di capire quando e se la piccola avesse fame. Temevo l’avrei tenuta a stecchetto o riempita troppo senza capire quali fossero le sue reali esigenze.

Le paure di Silvia sono quelle di tutte le donne alla prima gravidanza, è fisiologico temere di non saper leggere i bisogni dei nostri piccoli. rendersi conto di ciò è il primo passo per non commettere errori.

La speranza di Silvia è molto bella e piena di impegno, l’amore per se stessi. Viviamo in un mondo dove ci hanno insegnato che gli altri vengono prima di tutto anche a discapito di noi stessi. Questo ci fa crescere pieni di sensi di colpa. Tornando alle parole di Silvia lei afferma:- Vorrei crescerle cercando di far loro capire che devono amare se stesse prima di tutto. Che sì viviamo in una società civile e dunque bisogna venire incontro ai desideri degli altri, ma che dovranno ricordarsi sempre anche dei propri (e non fare come la loro madre che troppo spesso si morde le labbra per far felice gli altri…)

Anche la difficoltà di Silvia nell’essere madre è tipica del nostro tempo, lei asserisce:- Una difficoltà è riuscire a far capire al resto del mondo che anche se dopo aver dato alla luce le mie due piccole ho continuato a voler avere mie passioni e a volermi ritagliare dei miei spazi, le amo comunque con tutto il cuore e non saprei mai come fare a meno di loro. Quando dico che sono rientrata al lavoro full time e che magari ho anche qualche passatempo molte persone mi guardano come se fossi una madre ingrata.

Voglio soffermarmi su queste ultime parole di Silvia, le mamme sentono sempre il dovere di far venire prima i loro cuccioli e le loro esigenze, questo può andare bene ma non deve mai capitare di disintegrarsi per i propri figli. Non si è più mamme solo perché si lascia il lavoro, oppure, si rinuncia alle proprie passioni. Una madre che lavora, con dignità e credetemi non ho mai letto un post di Silvia in cui si lamentasse. anche se ne avrebbe tutto il diritto. Voler lavorare non significa non essere stanche, ma si sa tra il dire e il fare c’è di mezzo l’insieme delle ipocrisie del mondo. Siamo portati a pensare:- Hai voluto il figlio, crescilo! Vuoi lavorare con i figli, pazienza se ti stanchi! Questo il nostro mondo, ma sono sicura che un giorno cambierà! Alla prossima!

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Mi chiamo Rosaria Uglietti, sono psicologa e mamma, qui potrai trovare informazioni utili sul benessere tuo e della tua famiglia.

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