Sostegno alla famiglia

Ogni famiglia nel suo cammino può incontrare delle difficoltà di varia natura, i percorsi di sostegno familiare rappresentano lo strumento privilegiato per affrontare e risolvere tutti gli aspetti affettivi ed emotivi che possono complicare le relazioni con i figli  provocando, spesso, sofferenza e chiusura. La necessità di un sostegno genitoriale, inoltre, appare più forte in alcuni momenti cruciali della vita dei figli, quali la difficoltà ad addormentarsi del bambino e tutte le problematiche del sonno, la nascita di un fratellino, la gestione dei capricci e della rabbia. Altri eventi in cui è importante un percorso familiare riguardano la preadolescenza e l’adolescenza o particolari eventi coinvolgenti l’intero nucleo familiare, quali ad esempio un lutto o una separazione.

Attraverso questo spazio è possibile, per i genitori, trovare risposte a dubbi ed interrogativi sulle scelte educative, sulla difficoltà di comunicare in modo funzionale ed efficace, sul riconoscimento precoce dei segnali di disagio dei propri figli.

L’intervento che ti propongo, a seconda della circostanza, della problematica da affrontare e della costellazione familiare, coinvolge in misura maggiore o minore l’intero gruppo familiare, i genitori, il figlio. Quest’ultimo, nei casi in cui i genitori non hanno più la possibilità di influenzarne efficacemente il cambiamento, necessita di un percorso personale e specifico.

Come si svolge un percorso di tipo funzionale?

L’approccio funzionale suddivide le fasi del trattamento in tre momenti specifici, che a seconda del bisogno, riescono a portare alla famiglia il sostegno e la strategia di cui ha bisogno.

La prima fase , di accoglimento, include la raccolta della domanda, la formulazione del quadro diagnostico e la restituzione dello stesso. Ciò mi permette di cogliere un primo livello di connessione tra i piani di funzionamento della famiglia nell’insieme e nell’espressione dei singoli individui, favorendo l’alleanza terapeutica con il bambino e la famiglia.

La seconda fase, di mobilizzazione, è finalizzata a districare i principali nodi relazionali, smuovere i livelli di maggiore cristallizzazione e sconnessione, evidenziandone e comprendendone le componenti in gioco. Ciò implica anche il differenziare e meglio individuare i ruoli e le funzioni dei vari membri del nucleo familiare.

Nella fase ricostruttiva infine è possibile sostenere e rafforzare i cambiamenti evolutivi intervenendo a più livelli, passando gradualmente dalla funzione di Sé ausiliario , che ricopro in modo prioritario nella fase regressiva, ad un ruolo più esterno, di collaborazione con i genitori ed il figlio, ad esempio per programmare alcune attività da fare insieme, così che la famiglia possa sperimentare un funzionamento più adeguato ed infine autonomo anche verso la mia figura.

Perché scegliere un percorso funzionale?

Grazie all’approccio funzionale che ripercorre la storia familiare, i genitori avranno una maggiore consapevolezza di quali siano le loro parti negate che sono parte in causa del disagio familiare. Si favorisce così un profondo cambiamento nella relazione in quanto il genitore riesce, entrando maggiormente in contatto con se stesso, a vedere meglio anche il figlio e le sue richieste emotive.

Il nucleo famigliare, ritrovando un’identità, può più facilmente condividere e farsi carico del disagio, ponendo così le basi per successivi passi che permettano di modificare quegli atteggiamenti verso la problematica così fortemente presenti nel momento della richiesta e che contribuiscono al mantenimento delle difficoltà.  

Si accede così alla fase regressiva , in cui emergono con più chiarezza le richieste profonde del bambino ed i suoi bisogni affettivi che venivano espressi in modo indiretto nel sintomo o davano adito ad un disagio diffuso. La regressione permette inoltre di accedere a livelli di integrazione che non erano in prima istanza utilizzabili, perché sommersi nella stratificazione emozionale ed irrigiditi negli atteggiamenti caratteriali. L’accoglimento da parte dei genitori di questi movimenti regressivi e la loro conseguente risposta ai bisogni che emergono, permette al bambino di riprendere un processo evolutivo e di individuazione poggiando su aree di connessione e di integrazione sempre più ampie.


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