Vanessa anche io sono una mamma “Perbene”

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Quella di oggi è una storia per me speciale, non conosco Vanessa, lei mi ha scritto dopo aver visto un mio post. Sono molto felice della fiducia che ha riposto nei miei confronti, soprattutto, perché, come dice la stessa Vanessa, è la prima volta che racconta la sua esperienza. Ciò la dice lunga su quanto questo argomento racchiuda le emozioni e in alcuni casi il dolore delle mamme, dolore che se non sostenuto adeguatamente, può degenerare.

Benvenuti nel mondo di Vanessa.

Ciao, mi chiamo Vanessa e vorrei raccontarti la mia storia. Lo faccio qui. Non ne ho parlato con nessuno forse per paura di essere giudicata, o forse perché nessuno mi ha chiesto come mi sentivo.

Vanessa, si è trasferita a Bogotà con il marito lo scorso anno. Lui lavora per un’azienda italiana che sposta spesso all’estero i suoi dipendenti. Dopo 3 anni in Mozambico e tentativi  non fortunati di instaurare una gravidanza a Dicembre il suo desiderio si realizza. Come racconta la stessa Vanessa:-Una gravidanza bellissima. Zero nausee, zero problemi. Decidiamo che Pablo nascerà in Colombia, pur consapevoli che non avremmo avuto nessun tipo di aiuto. I nostri genitori e famigliari non ci potevano raggiungere. Eravamo sereni.

Purtroppo, però, all’improvviso qualcosa cambia nella vita di Vanessa. Lascio a lei la parola.

A Luglio mi dicono che ho il collo dell’utero corto e per complicazioni, Pablo nasce cinque settimane prima, l’otto Agosto. Viene messo in tin per quindici giorni. Un pneumotorace, ossigenoterapia che si è poi protratta per cinque settimane. Il mio è stato un parto naturale, velocissimo e pieno di emozione. La sera della sua nascita mi dicono che il giorno dopo sarei dovuta andare in “sala estrazione” prima di vederlo.
Entro e vedo altre neo mamme attaccate ai tiralatte elettrici che pompavano biberon di latte materno uno dopo l’altro. Ci provo anche io. Mi fa male. Esce giusto una goccia.

Ecco che Vanessa conosce l’allattamento e le problematiche che possono sussistere e che spesso nessuno ci racconta. Le infermiere tentano di rassicurarla, ma a volte, non bastano le parole. Vanessa prosegue il suo racconto. L’infermiera mi dice:-È presto! Non preoccuparti! Ogni due ore e mezzo andavo in sala estrazione. Cosi per quindici giorni. Un po’ stavo con mio figlio e un po’ tiravo latte.
I giorni passano e ancora niente. All’ottavo giorno, finalmente, me lo mettono al seno. Lui è troppo debole e non succhia. Non ne vuole sapere. E io mi sento triste. Ci provano per un’ora al giorno, ma Pablo si stanca e non satura bene.

Da casa mi chiedono “Quanti ml tiri?”-“Bevi tanti liquidi?”-“Ma te lo devono attaccare se no non ti stimola”. Mi sento sotto pressione. Guardo le altre mamme in sala d’estrazione e ne hanno tantissimo. Mi guardano e si dispiacciono. Io mi sento sola.
Possibile che non ho latte? Dappertutto dicono “È impossibile non avere latte”. Io ne avevo a mala pena 10 ml da un seno e 2 ml dall’altro.
Torniamo a casa e mi dicono che devo continuare ad attaccarlo al seno per quindici minuti e poi dargli l’aggiunta. Ma vedo che lui si stanca di stare al seno e poi non mangia più dal biberon. Perde peso. Decido di testa mia, di non allattarlo più. Basta. Mi angoscio e lui diventa isterico. Mio marito mi appoggia. Mi dice che devo stare bene. E così è stato. Ora cresce che è una meraviglia.

Vanessa ha provato quel senso di inadeguatezza che quasi tutte le mamme provano, quel senso di impotenza che ti fa sentire inutile. Ma ha saputo reagire, questo non toglie che abbia provato un grande dolore. Dovremmo pensare a questo, prima, di inorridirci quando vediamo una mamma con il biberon. A volte, anche senza cattiveria, si assumono delle espressioni e si dicono delle frasi inopportune. Per fortuna Vanessa è una donna forte, che mi dice:- Ti dirò che mi è dispiaciuto un po’, magari ci riproverò in futuro se Dio mi donerà altri figli. Ma sono serena. Non ho insistito e lo farei altre 100 volte. Non mi sento meno mamma, né mi sento di giustificarmi quando sento “Ah che peccato! Proprio lui che ne avrebbe più bisogno”. Ho seguito il mio istinto. E mio figlio cresce sano e ogni giorno di più. Grazie per avermi ascoltata.

In realtà sono io a dover ringraziare Vanessa per la fiducia accordatami. Senza avermi mai visto o sentito ha deciso di raccontarsi. Credo che questo dipende anche dal fatto che Vanessa abbia capito il mio intento. Non sono qui per fare scoop, ma per sostenere le mamme che trovano difficoltà nel loro percorso.

A te che leggi questa storia, se pensi che ti faccia bene raccontarti, allora scrivimi, sarò felice di darti voce. Alla prossima!

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